Autoproduzione: il mio formaggio con il mio caglio vegetale

Questo post è il frutto di una serie di belle giornate passate con mia nonna a chiacchierare e a ricercare nella sua memoria gesti di una manualità ormai troppo rara da trovare oggi. Questa storia vale la pena di essere raccontata non fosse altro che per questi dialoghi tra generazioni che ho trovato essere bellissimi nella loro lenta ricchezza di scoperte.

Prima dell’estate mi venne in mente di fare in casa il formaggio (dopo aver fatto il pane e una serie di dolci con pasta madre per tutto l’inverno era il minimo cui potessi aspirare!) e mi si pose il problema di trovare il caglio vegetale, visto che non volevo usare quello ricavato dallo stomaco degli agnelli ( :-( ). Ne trovai pochissimo da una azienda da cui prendo il latte crudo bio, che produce anche formaggi, ma non mi poteva bastare fare il formaggio una volta e via…… Ricordavo, però, di aver sentito mia nonna parlare del formaggio che facevano a casa quando era piccola e decisi di parlargliene.

Da questa idea sono nate una serie di gite nella campagna dove lei abitava da bambina alla riceca dei cardi selvatici: infatti la sua ferrea memoria ben ricordava di aver visto usare a sua zia (la formaggiaia di casa) parti del fiore del cardo per far rapprendere il latte. Loro chiamavano queste piante “presuri”.

A Maggio li trovammo nel posto esatto in cui mia nonna mi guidò sicura, ma ancora non erano pronti da raccogliere.

Ci tornammo agli inizi di Agosto e tra un racconto e l’altro dei luoghi della sua giovinezza, ricchi di particolari per me dolcissimi, vedemmo i fiori sbocciati e belli viola, proprio come mi aveva descritto la nonna parlandomi del cardo pronto da tagliare.

L’ impresa era ardua: con guanti di pelle e forbicioni cercavo di non pungermi con le lunghe e insidiose spine delle grandi piante (alte quanto me e anche più). Ne raccogliemmo per averne una bella scorta.

E adesso dovevo seguire le indicazioni della nonna per evitare che i cardi si sciupassero: li abbiamo messi al buio, capovolti, in uno stanzino ad essiccare. Solo dopo circa due mesi toccandoli ho sentito che i pistilli (quelli che erano di un bel colore viola alla raccolta) si sfilavano bene dal corpo del fiore. Ne ho presi la quantità che sta in un pugno e ho provato ad utilizzarli per fare il formaggio.

Secondo le spiegazioni di mia nonna a questo punto avrei dovuto bagnare con il latte tiepido i pistilli e poi strizzarli dentro al latte da accagliare. Così ho fatto con manovre alquanto sperimentali (usando una garza per evitare che i peletti cadessero e rimanessero nel latte). E poi ho aspettato………un’ora dopo non era successo nulla, un’ora e mezzo dopo ancora nulla. Cominciavo a credere che non avrebbe funzionato.

Dopo due ore la magia………….

Da piccoli peli vegetali ecco che la chimica naturale produce la meraviglia: apro la pentola e il latte si è accagliato!!!

Ci infilo uno stecchino e, con immensa soddisfazione procedo a fare il MIO formaggio con il MIO caglio vegetale.

Il risultato è stato un primosale molto saporito e dalla consistenza morbida e appetitosa. Un formaggio completamente biologico e naturale dal gusto fresco di latte.

Vi riporto la ricetta che ho seguito, gentilmente messa a disposizione da Rosanna D.V. del Gruppo Facebook degli amanti del formaggio fatto in casa:

Primosale

5 lt latte crudo ( se non si ha il latte crudo si può usare il latte pastorizzato fresco, ma non l’UHT, e aggiungere un cucchiaio raso di yogurt intero con fermenti lattici vivi ogni due litri di latte: con il latte crudo lo yogurt non serve)

porto a 38°aggiungo 40 gr sale fino mescolo bene e poi aggiungo caglio a seconda del titolo (io ho aggiunto il mio caglio vegetale ricavato dal cardo selvatico con il provedimento descritto sopra) ad esempio 2-3 ml di caglio vegetale acquistabile in alcuni negozi e on-line

mescolo bene copro e incoperto per 60 min. o più (con il caglio da cardo selvatico 2 ore), fino a che non si forma la cagliata (prova dello stecchino: se ci sta infilato verticale è pronta)

rompo a croce attendo 15 min.

rompo a nocciola e attendo 15 min.

metto nelle fuscelle  (con queste quantità mi vengono tre fuscelle da 8cm i diametro).

nelle due ore successive le rivolto 4 volte e poi metto in frigo con pellicola.

 Noi ce lo siamo gustato a cena e in un secondo è sparito. Il piatto vuoto non ha, però, visto esaurirsi la mia soddisfazione: sono corsa da mia nonna per dirle che era avvenuta la magia, che il mio/suo caglio vegetale funzionava!!! Lei, come sempre in questi casi (fece la stessa cosa quando le raccontai del mio primo pane fatto in casa con la pasta madre) mi ha guardata un po’ stupita chiedendosi, forse, del perchè io dubitassi della riuscita di una cosa per lei ovvia. Quello che lei non comprende è che i gesti quotidiani della sua vita da bambina oggi noi non li vediamo più e che ogni volta che io riesco a ricrearli e ad ottenere un prodotto con le mie mani, continuo a considerarlo una specie di miracolo!

 

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Faccio con le mie mani: il pane senza forno

Dopo che ho pubblicato in rete la foto di un mio pane fatto in casa, ho ricevuto molti messaggi di persone interessate alla ricetta ed al procedimento per ottenerlo. Ho deciso, quindi, di scrivere un piccolo post a riguardo.

In pratica questa è la seconda puntata della saga del “tegame a gas” il tegame con il buco che vedevo sempre usare a mia nonna. La prima puntata riguardava il Ciambellone di rose senza forno e a seguito di quella esperienza ho provato a cuocere anche il mio pane nello stesso modo: ovvero senza l’uso del forno elettrico.

Il risultato è stato soddisfacente.

La ricetta che ho usato è questa:

Ingredienti per un pane da circa 1,8 kg :

700 gr farina di grano tipo 2 biologica

300 gr di farina integrale di grano biologica

600 gr di acqua fredda

220 gr di lievito madre liquido (per convertire la ricetta per PM solida guarda qui)

18 gr di sale (facoltativo)

Procedimento:

Mescolo i due tipi di farina con l’acqua fredda (possibilmente presa dal frigo) e faccio riposare l’impasto, che risulterà piuttosto grossolano, una mezz’ora.

Ci aggiungo il lievito madre rinfrescato tre ore prima ed il sale ed impasto fino ad ottenere una palla omogenea che lascio lievitare per circa 5-6 ore (a seconda della temperatura esterna) coperto da un canovaccio inumidito.

Riprendo l’impasto e faccio una serie di pieghe a tre (trovate qui un brevissimo video di come farle, tra i tanti in rete), poi metto a lievitare direttamente nel tegame rotondo con il buco, che alcuni chiamano fornetto Versilia, altri fornetto da campagna e altri con nomi ancora diversi, comunque è questo:

Fate attenzione a ungere le pareti  del tegame con olio o burro e ad infarinarle bene prima di inserire l’impasto, altrimenti il pane si attaccherà alle pareti.

Faccio lievitare altre 5-6 ore fuori dal frigo o 12 ore in frigo, sempre coprendo con un canovaccio inumidito.

Tolgo dal frigo, faccio riposare una mezz’ora, faccio i tagli in superficie con una lametta e metto sul gas. Insieme al tegame vi venderanno anche uno speciale spargifiamma rotondo, da appoggiare sul fornello. Mettete il tegame su un fornello di grandezza media e date il massimo della fiamma per circa 8-10 minuti, poi abbassate al minimo e fate cuocere per altri 50 minuti controllando, verso fine cottura, che il pane non si abbronzi troppo. Potete benissimo aprire il coperchio del tegame passati 40 minuti dall’inizio della cottura, perchè il pane non è delicato come un dolce…..

Ciò che ottenete è questo:

E’ un pane gustoso e simile a quello che può venire nel forno di casa, anche se la crosta esterna è molto più sottile. A me ha dato molta soddisfazione più che altro perchè sono riuscita ad avere il mio pane fatto in casa anche in vacanza dove non avevo forno elettrico. Inoltre è un’ottima soluzione per i periodi estivi durante i quali non si vuole surriscaldare la cucina…..

Il tegame in questione si trova in quasi tutti i negozi di oggetti da cucina e non costa molto. Vale la pena di provarlo.

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Antichi mestieri: la tintura naturale della lana

“Gira gira il mestolo, tira su il coperchio……

fuoco, fuoco, notte e dì, le streghe fan così…..”

(da una canzoncina per bambini)

Questo post è dedicato a tutte le compagne della stregonesca avventura che ci ha accompagnate per tutto il fine settimana. Tre giorni intensivi di pentoloni, fuochi, mestoli, pozioni per arrivare alla magia più bella……la magia dei colori.

Era da molto che aspettavo di fare un corso di tintura della lana e l’occasione è capitata a pochissimi chilometri da casa mia per cui non me la sono fatta sfuggire.

La maestra Viviane  ci ha insegnato a tingere con i materiali naturali, con le piante che si trovano nelle nostre zone (ginestra, edera, fico, quercia, equiseto e tante tante altre…..) ed è stata davvero una magia.

 

Maneggiare la lana per me è già una grande gioia, perchè è un materiale così vivo e docile che ho adorato cardarla insieme alla mia amica Silvia e filarla insieme a mia nonna. Adesso non mi restava che provare l’esperienza di tingerla.

E tingerla con le pozioni magiche di Viviane, con la buccia di cipolla che dà un bell’arancio carico, con il fico che rende la lana di un bel giallo intenso, con le foglie di quercia che compongono gradevoli sfumature di caldo marrone, è stata una esperienza densa di emozioni. Utilizzare piante che pochissimo conoscevo come la robbia dal caldo rosso mattone

o l’indaco, dal blu intenso, ha dato a queste giornate una ricchezza particolare.

Tingere la lana, come tanti degli antichi mestieri richiede tempo e dedizione, quel tempo che si tende a non trovare mai nella frenetica nostra vita quotidiana e che a me piace, invece, riscoprire. Con alcune compagne di corso appassionate di lana come me, abbiamo avuto l’occasione di prenderci molto tempo mentre attendevamo che le nostre piante bollissero per parlare: abbiamo parlato di come filiamo e lavoriamo la lana, di quanto sia rilassante tenere tra le mani un fiocco e di come dia soddisfazione lavorare con i ferri e l’uncinetto le lane da noi trasformate in filo.

Questi mestieri che non si fanno più mi affascinano sempre e adesso che vedo mia nonna che invecchia mi viene l’ansia che tanti dei saperi della sua generazione vadano perduti. Per questo mi piace scriverne qui e per questo ho in mente di raccogliere testimonianze e immagini che possano aiutare a trasmetterne memoria.

Tingere la lana richiede un bagaglio di esperienza che non deve essere perduto. Per me è stato stupefacente come da materiali naturali quali le foglie, le bacche, i fiori, si possa ottenere una gamma così vasta di tonalità di colore. La soddisfazione nel veder uscire dal pentolone bollente la lana tinta è indescrivibile. Ogni colore è piacevolmente caldo e si può affiancare in modo armonico con gli altri colori: ci ha stupito l’equilibrio che ogni volta scaturiva dall’accostamento di due colori, anche tra loro contrastanti. E Viviane ci ha fatto notare che è proprio questo la caratteristica più bella della colorazione naturale.

Tante altre qualità delle tinte abbiamo scoperto durante il corso e c’è stato modo di confrontarci e di lavorare fianco a fianco nella scoperta delle varie tecniche, di ridere degli esperimenti falliti e di stupirci dei risultati inattesi. Un momento di socializzazione prezioso che mi ha lasciata piena di nuove idee da sviluppare e di nuove sperimentazioni da fare.

Il duro lavoro di tre giorni ci ha dato questo bellissimo risultato.

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Faccio con le mie mani: Ciambellone di rose senza forno

Questa è una di quelle ricette che ho tirato fuori osservando in rete varie preparazioni e soprattutto tenendo conto di una idea che mi venne tempo fa: utilizzare il tegame con il buco che vedevo sempre in casa di mia nonna quando ero piccola.

Usare il tegame con il buco (non so esattamente come si chiami a livello commerciale, perchè c’è la denominazione di “Petronilla”, ma quella ha un oblò laterale che il mio tegame non ha…..) ha un vantaggio non trascurabile: si possono cuocere dolci (ma anche arrosti e altri vari piatti) usando il gas invece che il forno elettrico con relativo, notevole, risparmio energetico (ed economico ;-)). Mia nonna ci faceva il suo bel ciambellone con il lievito per dolci classico, quello nelle bustine, ma ho pensato che si poteva benissimo farci anche un dolce con pasta madre. L’esperimento è riuscito e condivido volentieri la ricetta. Per chi non ha questo tegame consiglio di sentire un negozio di articoli da cucina e credo si reperisca con pochi soldi.

Ciambellone di rose

100 gr di Pasta Madre liquida (per convertire la ricetta per PM solida guarda qui)

100 gr zucchero (io uso quello di canna)

1 bicchiere di latte

400 gr di farina (io ho usato Manitoba bio, ma va bene anche la Farina 00)

100 gr burro

2 uova intere

marmellata o crema per farcire a piacere

Ho mescolato il mio lievito madre (rinfrescato 5 ore prima e lasciato fuori dal frigo) con il latte intiepidito, ho aggiunto lo zucchero, le uova e, pian pianino, la farina. Intanto ho fatto sciogliere il burro a crema. Ho lavorato l’impasto per 10 minuti e ho aggiunto piano il burro in crema facendolo assorbire bene e lavorando ancora 10 minuti. Quando l’impasto è risultato ben amalgamato e liscio l’ho coperto con uno straccio bagnato e strizzato e l’ho lasciato a lievitare per circa 12 ore fuori dal frigo in luogo calduccio.

Ho ripreso delicatamente l’impasto e l’ho pirlato (vedi video per pirlatura) ben bene per dargli forza dopodichè l’ho steso in un rettangolo (operazione da fare senza mattarello) vi ho spalmato sopra marmellata di arance, ho arrotolato. A questo punto ho tagliato il rotolo in tante “girelle” (dette anche “rose”, da cui il nome del dolce) che ho posizionato nel mio tegame con il buco in due strati sovrapposti. Ovviamente occorre imburrare benissimo il tegame e passare sul burro un velo di farina. Ho coperto con un telo bagnato e strizzato e lasciato lievitare al caldo per 5-6 ore, fino al raddoppio del volume.

A questo punto ho messo sul fornello della cucina a gas il tegame (lo si poggia su un piccolo supporto di ferro che vendono insieme al tegame e che serve a distribuire la fiamma uniformemente). Ho acceso a fuoco vivace per 4 minuti e poi ho abbassato al minimo per 50 minuti. Ecco pronto il dolce ad elettricità zero.

La sofficità di questo ciambellone vi stupirà, ed è quella tipica dei meravigliosi dolci fatti con pasta madre.

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Faccio con le mie mani: la torta Danubio

Già da un po’ di tempo volevo pubblicare questa ricetta perchè, tra le cose che ho realizzato con la mia Pasta Madre, è una di quelle che danno più soddisfazione e che considero più versatili.

La ricetta che riporto sotto è un mix di più ricette che ho trovato in rete (di cui quella principale la trovate qui) che ho trasformato per usare la mia PM liquida e per ottenere un risultato più morbido.

In effetti la caratteristica principale di questa torta, che può essere sia salata che dolce, è la fantastica morbidezza dell’impasto. Le palline sono così soffici da stupire il palato di chi l’assaggia ;-) Provate, è davvero così!

Ingredienti:

475 di farina ( si può usare farina bianca O, ma anche semintegrale)

150g di pasta madre liquida (se volete usare pm solida o lievito di birra vedete le indicazioni alla fine della ricetta)

100 g di burro,

175 di latte,

1 uovo intero, 2 tuorli,

8 g di sale,

1 cucchiaino di zucchero di canna

Per farcire usate la vostra fantasia: emmenthal, prosciutto cotto, pancetta e taleggio, mix di verdure passate in padella.

Intiepidire il latte e versarlo in una ciotola, aggiungere la farina, le uova e il burro ammorbidito. Mettere in una ciotola piccola la pasta madre con il cucchiaino di zucchero e mescolare bene.  Aggiungere il lievito all’impasto, lavorare  per 10 minuti buoni. Poi aggiungere il sale e  lavorare altri 10 minuti l’impasto. Il risultato deve essere una pasta bella liscia.
Mettere l’impasto in una ciotola coperto con un panno bagnato e lasciar lievitare finchè non aumenta di tre volte di volume ( io l’ho lasciato tutta la notte).
Prendere l’impasto e dividerlo in palline (direi che la pezzatura ideale è di circa 50 g a pallina), spianarle una ad una e farcirle a piacere.

Chiudere come un fagottino e posarle con la chiusura verso il basso. Posizionare le singole palline in una teglia ben distanziate.

Lasciar lievitare fino a che non raddoppiano di volume (dipende molto dalla temperatura esterna, ma non sarà meno di 4-6 ore).

Una volta lievitate

spennellate con tuorlo d’uovo e latte e infornate a 180°C per circa 30 minuti.

Otterrete questo risultato. Come vedete è assai versatile: si può usare una teglia da forno rettangolare o una tortiera rotonda e si può guarnire con semi, olive o ciò che vi detta la fantasia.

Per la versione dolce basta non aggiungere sale all’impasto e farcire con creme, marmellate o ciò che più vi piace.

Qui sotto metto i link ad una utile applicazione (ovviamente gratuita!) che, conoscendo una ricetta, permette di convertire nei vari tipi di lievito a seconda di quale si vuole usare. Oltre alle quantità di lievito dà anche le modifiche alla ricetta in quantità di farina e di liquidi che è necessario apportare se si sceglie un tipo i lievito anzichè un altro.

 Conversione tra lievito madre liquido (LICOLI) e lievito madre solido e viceversa

http://pastamadre.altervista.org/index.php?page=conversione_pastamadre

 Conversione tra lievito di birra e lievito madre e viceversa

http://pastamadre.altervista.org/?page=conversione_lievito_di_birra_pasta_madre

Buon appettito con la torta Danubio!! Io corro a postare questo articolo sul gruppo Comunità Pasta Madre per le mie compagne d’avventura con la PM.

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Faccio con le mie mani: girelle crema e uvetta

Questa ricetta la voglio dedicare a coloro che erano presenti al primo corso di panificazione che si è tenuto nella nostra cittadina in concomitanza con il PM Day nazionale lo scorso sabato 2 febbraio. L’entusiasmo e l’interesse che le partecipanti (c’era anche un ragazzo a dire il vero, quindi non è del tutto giusto l’uso del femminile! ;-) )hanno dimostrato verso gli argomenti del corso hanno rinnovato la mia passione per la Pasta Madre. Tant’è vero che ho creato un gruppo su Facebook per condividere ancora con loro e con chi si vorrà iscrivere, ricette, consigli, foto. L’ho chiamato Comunità Pasta Madre Volterra e dintorni e si sta rivelando una comunità molto molto attiva.

Sono contenta di come è andato questo incontro sul pane per più motivi:

  • prima di tutto perchè mi piace diffondere l’idea che, nonostante il messaggio quotidiano che ci arriva tramite Tv e media vari, non siamo individui-consumatori e basta, ma siamo anche in grado di “produrre” e creare con le nostre mani qualcosa di buono e sano.
  • secondo perchè ho avuto l’occasione di seminare nel cuore di chi è venuto una piccola, banale, ma grande idea: possiamo tornare a riappropriarci del nostro tempo di vita, nonostante gli impegni di lavoro quotidiani e pressanti. Credo che chi ha provato a fare il suo pane abbia capito che alzarsi presto e impastare o dedicare mezz’ora della propria routine a fare una cosa per sè e per la propria famiglia aggiunge qualità al proprio modo di vivere. Prima di essere travolti dai tempi stretti che ci impone il lavoro ecco che mi ritaglio un momento di pace e tranquillità e impasto. Lo può fare chiunque e quando ha cominciato con il pane, poi riuscirà a ritagliarsi anche un minuto per leggere, un minuto per ascoltare i propri figli…..un minuto slow all’interno di una giornata troppo fast.
  • terzo perchè condividere il “saper fare” unisce. Il gruppo su Facebook che è nato quasi spontaneamnete ne è un esempio. E siccome questa piccola comunità virtuale che è nata ha la caratteristica di gravitare su un territorio ben definito (Volterra e dintorni) vorrei che non restasse solo virtuale. C’è l’opportunità di incontrarsi fisicamente e lo faremo.

Basta con le chiacchiere. Vi avevo promesso una ricetta (la ricetta originale in cui hanno usato solo lievito di birra la trovate a questo indirizzo). Quella che vi scrivo io è con la Pasta Madre, ovviamente. Eccola:

GIRELLE CON CREMA E UVETTA

Ingredienti:

g 250 farina Manitoba

g 250 farina 00

g 75 zucchero (io uso quello di canna)

g 5 sale

g 75 burro

150g di pasta madre  liquida

170 ml di acqua

170 ml di latte

scorza di arancia o limone

1 tuorlo d’uovo

1 cucchiaino di miele

 

1 albume

3 cucchiai di acqua

2 cucchiai di zucchero

uvetta 2 o 3 pugnetti

Crema pasticcera (io uso la ricetta dell’ Artusi)

250 ml di latte intero

2 tuorli

20 g di amido di mais (o 30 g di farina)

50 g di zucchero

odore di vaniglia

buccia di limone intera da togliere appena cotta la crema

Procedimento:

Alla sera fare un poolish con l’acqua, il lievito madre, il miele e 150 gr di farina presi dal totale. Lasciare che l’impasto raddoppi, ci vorranno circa 3 ore.

Impastare quindi con il resto degli ingredienti (il burro in ultimo) e lasciare l’impasto per 40′ in luogo tiepido. Se ce ne fosse bisogno, si può aggiungere all’impasto 2 o 3 cucchiai di farina (io l’ho aggiunta perchè l’impasto era troppo morbido, ma dipende dal tipo di farina che si usa e da quanto essa assorbe i liquidi).

Dopodichè porre in un contenitore, coprire con pellicola e mettere in frigo fino al mattino successivo.

Al mattino tirare fuori l’impasto, attendere circa 30′, poi fare le pieghe del primo tipo, come indicato qui

Coprire con un panno bagnato e lasciar riposare 1 ora.

Quindi stendere la pasta col matterello riducendola ad uno spessore di circa mezzo cm. Dopo averla stesa si versa su tutta la superficie uno strato di crema pasticcera, e sopra di essa si sparge un po’ d’uvetta, precedentemente ammollata in acqua tiepida.

Piegare la sfoglia fino in fondo come si fa per fare le tagliatelle; tagliare poi le girelle larghe circa 2 cm.

Allineare distanziati i dolci così ottenuti sulla placca da forno, pennellarli con l’albume sbattuto e lasciarli lievitare per un paio d’ore.

 Cuocere in forno a 200°  per 10 minuti e poi abbassare a 180°C per altri 20 minuti finchè non saranno perfettamente dorate.

Per dare lucido alle girelle, si prepara in un pentolino uno sciroppo composto di acqua e zucchero, e, dopo averlo fatto bollire per qualche minuto le si spennellano appena sfornate.

Buon appetito!!


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Lana, legno e mandala: come si imparano le tabelline

Ho sempre sostenuto che con la lana si possono fare tante cose. Questo è l’ultimo lavoretto che abbiamo fatto con la mia bambina che è in seconda elementare e che si trova, dunque, alle prese con l’apprendimento delle tabelline.

Siccome a lei piace molto usare la lana, la lavora all’uncinetto e la usa per tesserla con le dita , ho cercato in rete se si poteva unire la sua simpatia con i filati all’impegno di apprendere le operazioni numeriche. Naturalmente in questo mi dà sempre ispirazione la lezione di Maria Montessori che cerca di ricondurre l’apprendimento astratto a materia tangibile, che i bambini possano introiettare attraverso l’uso dei loro sensi. Grazie al cielo il materiale in rete non manca e ho trovato nel sito Lapappadolce questo bellissimo spunto per realizzare un mandala (un’altra delle mie passioni :-) )e utilizzare la lana su una sorta di telaio, per imparare le tabelline.

In pratica si realizza un disco di compensato, lo si divide in 10 parti e nei 10 punti individuati sul bordo, si inseriscono 10 bastoncini di legno, incollandoli. Il bambino conta e nello stesso tempo avvolge il filo attorno al bastoncino che rappresenta la soluzione dell’operazione che sta eseguendo. Un esempio Tabellina del 2:  il bambino pensa (2×0) e avvolge il filo di lana sullo 0, pensa (2×1) e avvolge sul 2, e così via sul 4, sul 6, sull’8, sullo 0 (10), poi ancora sul 2 (12), sul 4 (14), sul 6 (16), sull’8 (18) e ancora sullo 0 (20). In tal modo si ottengono figure tessute con la lana che rimarranno nella memoria visiva del cucciolo.

Vedete che bel pentagono regolare appare con la tabellina del 2 ? Con quella del 3 appare una bellissima stella e così via.

Con la piccola abbiamo anche abbellito il nostro cerchio di compensato con disegni ripetuti, tipici del mandala e lo abbiamo colorato in modo che sia anche più piacevole, per lei, prendere in mano questo oggetto personalizzato e giocare con le tabelline.

E stasera si inizia a studiare la tabellina del 4. Chissà quale bella forma geometrica ci darà, stavolta, la nostra bella lana?

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Pasta Madre Day – Corso di panificazione

Quest’anno ce l’abbiamo fatta ad organizzare il Pasta Madre Day anche qui al nostro paese. Ogni anno invidiavo tutte le città e cittadine che ospitavano un evento di questo tipo e il 2 Febbraio ci sarà anche qui. Grazie a Slow Food e all’Associazione Mondonuovo. Sotto i contenuti del volantino che verrà diffuso.

Quando?   2 febbraio 2013   

La Comunità del Cibo Pasta Madre promuove per questa data in tutta Italia una serie di eventi dove la pasta madre è protagonista!                                                                                                                              

Dove ?  Villa Giardino- Volterra

Chi organizza l’evento?   Slow Food Condotta di Volterra con Mondo Nuovo

Che cos’è?  La pasta madre è un impasto di farina e acqua dove è già stata avviata una fermentazione da parte di lieviti e batteri lattici. Aggiunta, quindi, ad un impasto al posto del più diffuso lievito di birra, è in grado di farlo lievitare per ottenere pani, pizze e dolci lievitati classici della tradizione italiana.
Si differenzia dal lievito di birra per la varietà della sua flora batterica, sempre diversa da pasta madre a pasta madre, in grado di apportare al pane un gusto più aromatico, complesso e saporito ed una digeribilità molto più elevata. I pani preparati con pasta madre, inoltre, si conservano più a lungo. La pasta madre non muore mai: viene tenuta in vita da continui rinfreschi, cioè impasti in cui viene aggiunta altra farina e acqua, e può essere quindi utilizzata e riprodotta (per essere regalata) senza problemi.

Programma

Ore 15,00 – Appuntamento a Villa Giardino con Irene Nesi  che svelerà tutti i segreti della sua pasta madre

Ore 16,00 – Dimostrazione pratica: come si pesano gli ingredienti, come si fa l’impasto per preparare il pane fatto in casa.  Ogni partecipante proverà a impastare il proprio pane che poi porterà con sé

Ore 17,00 – 2° impasto e formatura del pane con spiegazioni sui tempi di lievitazione

Ore 18,00 – Cottura del pane

Durante la cottura Irene continuerà le sue spiegazioni e risponderà a tutte le domande e curiosità.

Ore 19,00 – Ad ogni partecipante verrà regalato un pezzetto di pasta madre per poterla gestire autonomamente e verrà spiegato come rinfrescarla e mantenerla

Ogni partecipante deve portare una insalatiera grande per fare l’impasto da 1kg e uno strofinaccio da cucina pulito (possibilmente non profumato con ammorbidente).

Come prenotarsi e chiedere info? Telefonare ad uno dei seguenti numeri: 339-3961122– 333 5731774 – 347 0593240– 366 3035026 o scrivere a cestodivimini@alice  (la prenotazione è obbligatoria per organizzare al meglio il pomeriggio) entro il 27 gennaio.

 

Per chi è interessato a spacciare la sua pasta madre e ad organizzare un evento per il Pasta Madre Day nella propria città può trovare tutte le informazioni ed indicazioni a questo link. Buona panificazione !

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Per Natale io regalo un Tawashi

Quest’anno ho deciso di regalare ad alcuni familiari ed amici una cosa speciale il cui nome mi ha subito affascinata. E’ un oggetto che si può fare ad uncinetto in brevissimo tempo e con estrema facilità per cui è l’ideale per confezionare un pensierino fatto in casa da regalare, anche all’ultimo istante.

Il TAWASHI è un oggetto semplicissimo, utilizzato in giappone sotto la doccia o nella vasca da bagno per fare un massaggio piacevole al corpo mentre ci si insapona.

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Viene addrittura utilizzato in cucina, per lavare i piatti, poichè è maneggevole, funzionale ed ecologico: il tawashi infatti dura molto di più delle normali spugnette di vario tipo ed è fatto con materiali come il cotone, biodegradabili e non inquinanti. Insomma una scelta realmente ecologica.

Per i miei tawashi ho scelto dei colori adatti al Natale (basta utilizzare un buon cotone che non stinge e si possono usare tutti i colori che si vuole) e ho deciso di inserire alcuni giri realizzati con dello spago da cucina bianco che rende la mia “spugnetta” utile ad un leggerissimo scrub sulla pelle mentre la si utilizza per massaggiarsi con il sapone. Invece dello spago si può inserire anche del tulle (riciclato da bombonoiere, ad esempio).

Dunque vi metto un tutorial fotografico per realizzare in pochi passaggi il tawashi. Dovete fare prima un rombo a uncinetto secondo questo utile schema (che ho trovato su questo sito).

 

Realizzato il rombo dovete piegare e cucire come nelle foto ed il gioco è fatto. A maggior chiarimento dei passaggi finali, che forse sono quelli che si spiegano peggio in fotografia, ho trovato un video in inglese che potrà aiutarvi. Una specificazione: le 18-20 catenelle iniziali vi permetteranno di ottenere un tawashi di media-piccola grandezza (che sta nel palmo di una mano se usate un uncinetto n° 3 e il filo conseguente). Io per regalare ho scelto di fare delle “spugnette” un po’ più grandi iniziando con circa 30-35 catenelle e facendo, poi, più giri dei 22 previsti dallo schema. Aggiustate come vi sembra meglio queste grandezze per ottenere il risultato che vi serve.

Io ho ottenuto questi:

Il motivo a girandola permette di sbizarrirsi con i colori e di ottenere tawashi di vario tipo. Ho provato anche con un filo di lino grezzo e del cotone arancione e verde. Ecco qui:

Per adesso spero di avervi dato un buono spunto per qualche regalino di Natale, ma tornerò sull’argomento “tawashi” perchè con la stessa tecnica si possono realizzare anche piccole spugnette da bambini a forma di animaletto o presine da usare in cucina.

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RinnovareInventando

Questa è la storia di un bel progetto.

Avete mai sentito parlare delle Tre Parche (le cosiddette Moire in Grecia) ?

Erano le tessitrici del destino: filavano il filo della vita e decidevano, così, il destino degli uomini…….

Non di tanto sono capaci le Tre Parche protagoniste di questo post, ma loro “parche” lo sono davvero, nel senso letterale del termine: sono sobrie e moderate nel consumare, sono votate al risparmio di materiali ed al riuso.  Questa loro sensibilità per l’ambiente e per il riciclo creativo le ha portare a realizzare un progetto assai interessante.

Le nostre Tre Parche cercano nelle soffitte, nei magazzini in disuso, nelle cantine, nei negozi di filati che svendono le loro merci, nelle mesticherie e nelle ferramenta tutti quelli oggetti che sarebbero destinati ad essere buttati via. E li prendono, li lucidano, li pettinano, li sgovigliano riutilizzandoli per le loro creazioni.

Le loro applicazioni di materiali riutilizzati su capi nuovi dà davvero un senso di freschezza interessante.

L’uso dell’uncinetto iperbolico (dalle mani della misteriosa Clotho…. ;-) ), inoltre, non può che dare modernità alle tecniche che utilizzano e che hanno imparato dalle nonne.

Andate su RinnovareInventando, il sito delle Tre Parche e troverete degli ottimi spunti per i regali di Natale: Natale sobrio, all’insegna del riuso e dei prodotti fatti a mano…….in Toscana.

Ecco un anteprima di ciò che troverete:

 Buon divertimento !

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