Antichi mestieri: la cardatura della lana

Tutto è iniziato quando ho incontrato Giovanna. Giovanna è speciale, e anche la sua storia è del tutto particolare: lei ha trovato ospitalità a casa della mia amica Silvia qualche anno fa, quando aveva bisogno di cure ed è poi rimasta a far parte del piccolo zoo del podere. Giovanna è una pecora, una pecora che vive nel recinto attorno casa ed è diventata un animale quasi domestico.

La mia smania per l’uncinetto e per gli antichi mestieri mi hanno reso Giovanna subito simpatica ed interessante. Silvia, poi, ha avuto la (s)ventura di assecondare questo mio interesse e ci siamo trovate, in una bella mattina di maggio, ad utilizzare un suo giorno libero dal lavoro per sederci al sole, coi bambini attorno, a cardare la lana di Giovanna.

Un amico sardo di Silvia aveva già provveduto a tosare la pecorella e la lana era stata,poi, lavata bene un paio di volte e raccolta in un bel cestone, pronta per noi. Silvia ha tirato fuori il suo cardatore che aveva recuperato tempo fa presso una bottega d’anitichità e che aveva fatto restaurare, sperando, prima o poi, di utilizzarlo.

E’ inziata, così, la cardatura………

Un po’ di lana alla volta viene messa tra i grossi aghi e, oscillando il basculante, viene stirata ben bene. L’operazione richiede una discreta forza, che permette al fiocco di essere ben teso e ripulito anche dalle impurità (ancora presenti nonostante il doppio lavaggio).

 

L’operazione di cardatura richiede tempo e pazienza e, come tanti degli antichi mestieri di campagna, è assai meditativo. Ti metti lì, prendi un po’ di lana, la tiri, oscilli il basculante, ripeti e ripeti gli stessi movimenti ……

Alla fine da un fiocco denso e compatto che lascia nelle mani, a strofinarlo, una sensazione di untuosità (è la lanolina, sostanza naturalmente contenuta nel vello delle pecore), si ottiene un fiocco pulito, leggero e morbidissimo.

 

La cardatura prevede più di un passaggio della lana, perchè ogni volta che lo si ripassa, regolando il cardatore con gli aghi superiori ed inferiori sempre più vicini,  il fiocco diventa più morbido. Ovviamente una attività del genere non poteva non affascinare i bambini e anche loro hanno voluto provare la cardatura, dedicando una buona mezz’ora a basculare gli aghi e ammirando il monte di fiocchi che via via cresceva. Il massimo, poi, è stato infilare le mani nella lana candida e morbida ottenuta.

Il fascino della cardatura, comunque, non è stato avvertito solo dai bambini: per me è stato bellissimo vedere compiere da Silvia antichi gesti che non si vedono più, immedesimarmi nel vecchio mondo che riusciva a toccare con le mani  l’origine delle proprie cose. Dalla pecora al maglione, con tutti i lunghi passaggi che questo comportava.

A futura memoria, sperando che  bimbi e adulti riescano a vederlo e a capire bene come funzionava la cardatura, ho deciso di mettere anche il video, che concretizza, per me, i racconti di mia nonna.

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E questa magia voglio che continui……..la lana appena cardata adesso ho intenzione di portarla proprio a mia nonna, che qualche mese fa mi disse “Sai che, dopo tanti anni, avrei voglia di riprovare a filare…..”. Un altro degli antichi mestieri di campagna di una volta: la filatura. Sarà, di sicuro, oggetto di uno dei prossimi post.

Il ciclo della lana, da Giovanna all’uncinetto prosegue.

A margine: ringrazio tanto Silvia per avermi regalato una bella magia del passato!!

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Urban Knitting…..per Brienno, un paese in Pezze.

Era un po’ che volevo parlare dello Urban Knitting che chiamano anche Guerrilla Knitting o Yarn Bomb o in altri mille modi con le diverse sfumature….

Volevo parlarne perchè la trovo una cosa strepitosa visto che riesce ad unire l’arte di fare maglia e uncinetto (piccoli mestieri considerati casalinghi ed individuali per eccellenza) alla lotta sociale, alle battaglie politiche e ambientaliste, alle iniziative di solidarietà da condividere.

In due parole si tratta di lavori a maglia o all’uncinetto eseguiti per decorare, colorare, abbellire, luoghi di città spesso degradadati o per sottolineare certi aspetti del vivere nelle metropoli che non funzionano, facendo una denuncia sociale non violenta e creativa.

Si va sui luoghi che si vogliono decorare e si interviene, nel più breve tempo possibile, magari di notte, in modo che al mattino dopo chi passa per quel luogo rimanga stupito nel vederlo così diverso e si fermi a riflettere sulle ragioni di tali colorati mutamenti. A chi interessa un approfondimento sui concetti principali del guerrilla kitting può leggere questo interessante  articolo di greenMe o questo bel post di Cosmosicula.

Se proprio adesso mi sono decisa a parlare di questo argomento è per una ragione ben precisa.

Dopo tante esperienze viste all’estero, si sta organizzando un urban knitting anche qui da noi.

Non è il primo perchè già qualche mese fa prese vita l’iniziativa di “Mettiamoci una pezza” per rinnovare l’attenzione sui problemi della città de L’Aquila terremotata, che ebbe un grandissimo successo e una grande risonanza, come spiega molto bene Roberta nel suo blog.

E oggi? Oggi c’è in ballo un’altra questione importante sul lago di Como e ce ne parla Eletta nel suo sito:

7 Luglio 2011: la pioggia interminabile causa una frana che distrugge gran parte del centro di un piccolo paese lariano, Brienno (http://www.comune.brienno.co.it/). Un’intera casa scivola nel lago, un ponte di pietra sparisce, una falegnameria è spaccata in due. Fortunatamente non ci sono morti ma, paradossalmente, questa sarà la scusa delle istituzioni per non dichiarare lo stato di calamità naturale.

7 Luglio 2012: A un anno dal disastro, il paese è ancora per aria. Chi vuole contribuire a colorarlo con delle pezze e con dei fiori fatti a mano??

Ed ecco che il Social Crochet* fa suo l’appello di Brienno e lancia la sfida: realizzare un’azione di urban knitting . Chi vuole partecipaere dovrà realizzare a casa propria le pezze a uncinetto e inviarle ad Eletta entro fine giungo. Per le modalità di realizzazione e spedizione visitate il suo blog.

Il mio uncinetto è già a lavoro…

*Mi riservo di spiegare cosa sia il Social Crochet in un prossimo post, perchè questa realtà, come l’urban knitting, merita l’attenzione dovuta a una iniziativa che eleva l’uncinetto da piccola arte di casa a grande materia di socializzazione e condivisione di battaglie sociali.

 

 

 

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L’uncinetto di molti… molti anni fa.

Visto il mio interesse, oltre che per l’uncinetto, anche per gli antichi mestieri,  non potevo non fare una ricerca in rete di schemi all’uncinetto che riguardasse epoche passate. In realtà ce ne sono molti, alcuni gratuiti, altri a pagamento, ma tutti riportati su affascinanti carte sbiadite o ingiallite.

Se vi va fatevi un tuffo indietro nel tempo, chissà che non troviate l’ispirazione per i vostri lavori contemporanei.

Ecco quello che ho trovato:

Un catalogo completo di riviste che iniziano dal 1860 per coprire i primi decenni del 1900. Un progetto bellissimo che permette di scaricare in pdf le riviste con licenza Creative Commons e di vedere gli schemi che le donne utilizzavano in quegli anni.

Antique Pattern Library

 

Centinaia di schemi e progetti gratuiti a uncinetto a maglia e con altre tecniche, suddivisi per tematiche: Vintage Crafts

Un sito che è una vera e propria galleria di schemi e progetti gratuiti con suggestive immagini  in bianco e nero d’epoca. Anche qui gli schemi sono suddivisi per tematica e sono facili da trovare.

Antique Crochet patterns

 

  Raccoglie una serie di riviste in lingua inglese che sono state scannerizzate e catalogate. Ricco di immagini dei primi del ’900.

Antique Crochet

 

Schemi di fiori, gioielli, cappelli d’epoca.

Free vintage crochet

 

Non vi resta che mettervi lì con pazienza e cercare tra le opere realizzate negli anni, uno spunto per i vostri lavori all’uncinetto.

 

 

 

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Il nastro di Moebius: l’uncinetto all’infinito

Tutto è cominciato quando ho visto un film del 1996 : “Moebius”, realizzato dal regista argentino Gustavo Mosquera insieme ad alcuni studenti dell’Università del Cinema di Buenos Aires. Prendendo spunto da questo film ho iniziato a cercare le proprietà del nastro di Moebius e mi hanno davvero affascinata.

Ecco come Wikipedia descrive le proprietà del nastro di Moebius :

” …Le superfici ordinarie, intese come le superfici che nella vita quotidiana siamo abituati ad osservare, hanno sempre due “lati” (o meglio, facce),  per cui è sempre possibile percorrere idealmente uno dei due lati senza mai raggiungere il secondo, salvo attraversando una possibile linea di demarcazione costituita da uno spigolo (chiamata “bordo”): si pensi ad esempio alla sfera, al toro, o al cilindro. Per queste superfici è possibile stabilire convenzionalmente un lato “superiore” o “inferiore”, oppure “interno” o “esterno”.

Nel caso del nastro di Möbius, invece, tale principio viene a mancare: esiste un solo lato e un solo bordo. Dopo aver percorso un giro, ci si trova dalla parte opposta. Solo dopo averne percorsi due ci ritroviamo sul lato iniziale. Quindi per esempio si potrebbe passare da una superficie a quella “dietro” senza attraversare il nastro e senza saltare il bordo ma semplicemente camminando a lungo.”

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 Ed ecco alcune sue curiose ed interessantissime proprietà:

“..Tagliando il nastro a metà parallelamente al bordo, si ottiene un altro nastro però con una torsione intera, due bordi e due superfici diverse, quindi orientabile. La cosa interessante è che i due bordi separati dalle forbici rimangono un solo bordo, quindi la figura viene completamente tagliata a metà, ma rimane attaccata; tagliando ancora a metà il secondo si ottengono due nastri con torsione intera uno dentro l’altro. Tagliando il nastro a un terzo della sua larghezza si possono fare due giri con le forbici e si ottengono due nastri concatenati, uno grande la metà dell’altro, dove quello piccolo è ancora un nastro di Möbius, con mezza torsione, mentre quello grande ha una torsione intera…”

Guardate questo video in cui le immagini spiegano meglio delle parole:

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Dunque, affascinata dalle proprietà del nastro di Moebius, mi è venuto in mente di applicarle facendo qualche lavoro all’uncinetto.

Mi piaceva davvero l’idea della INFINITY SCARF, della Sciarpa lavorata all’infinito………

Ovviamente non ho avuto la pretesa di inventare qualcosa di mai scoperto e infatti ho trovato vari video sull’argomento, di cui questo è il più interessante che spiega come iniziare il lavoro, per poi lavorare all’infinito lungo il bordo del nastro di Moebius:

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 Mi sono messa al lavoro e  questo è il mio primo scaldacollo di Moebius, non l’ho ancora finito, ma metto lostesso qualche immagine…..

Tornerò sull’argomento anche con altri posts perchè davvero lo trovo assai interessante.

Spero di avervi dato l’ispirazione per uncinettare qualcosa di bello. All’infinito………….

 

 

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Uno scialle per sere d’estate

Questo scialle l’ho realizzato per abbinarlo ad un vestito da sposa, che potrebbe essere considerato anche un vestito da sera. Per  questo ho utilizzato un filo grigio-argentato che dà allo scialle un certo charme.Volendo può essere realizzato con cotone colorato (viola, fucsia, arancio)  e abbinato tono su tono su un tubino estivo o su maglietta e pantaloni.

In pratica è stato realizzato un rettangolo lavorato con un punto particolare che si chiama “punto operato” e poi sono stati cuciti insieme due angoli. Qui sotto trovate lo schema che ho disegnato per spiegare come ho lavorato. Il punto è tutt’altro che difficile, però come si intuisce dalle foto, ci vuole molta pazienza per realizzare l’intero scialle che richiede un bel po’ di lavorazione. Del resto il bello di questo tipo di realizzazioni è la soddisfazione di veder crescere tra le mani un oggetto pian piano. A me rilassa particolarmente fare lavorazioni lunghe che si ripetono con punti uguali a se stessi…….finisce per essere una specie di mantra….

Altre foto dei particolari.

Ed ecco lo schema da seguire per realizzarlo:

Buon lavoro!…. e se realizzate qualcosa con questo punto vi prego di farmi avere una foto da pubblicare del vostro lavoro.

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Faccio con le mie mani: le pesche dolci con pasta madre

Una prelibatezza che fin da piccola ho visto mangiare con molta soddisfazione, in particolare, da mia mamma. Le faceva molto bene la mamma di un mio amico, ma noi non avevamo mai provato a farle in casa. E adesso, con la mia meravigliosa pasta madre, come potevo non provare anche io?

Ho cercato in rete e ho trovato questa ricetta, che però utilizza il lievito di birra, per cui l’ho modificata e “convertita” per utilizzare la mia pasta madre liquida. Ovviamente cambiano le quantità e soprattutto i tempi di lievitazione. Chi usa la pasta madre ha più pazienza….

Ingredienti per la pasta :

Farina manitoba 350g

zucchero 45g

lievito madre liquido (rinfrescato la sera prima) 160 g

uova intere 4

burro 75g

sale 3g

latte 50g

Sciroppo per bagnare le pesche:

zucchero gr 160

acqua gr 105

alchermes gr 60

1 cucchiaio di liquore Strega

Crema pasticcera (io uso la ricetta dell’ Artusi)

500 ml di latte intero

4 tuorli

40 g di amido di mais (o 50 g di farina)

85 g di zucchero

odore di vaniglia

buccia di limone intera da togliere appena cotta la crema

Preparazione della pasta :

Sciogliere il lievito madre nel latte tiepido ed impastare unendo a poco a poco le uova, una alla volta alternandole alla farina, quindi tutti gli altri ingredienti. Aggiungere in ultimo il burro, dopo aver lavorato bene gli altri ingredienti e, non appena assorbito, due cucchiai di farina che avevate lasciato da parte. Lavorare l’impasto ottenuto a lungo finchè non si incorda: dovrà essere liscio, lucido ed elastico. Con l’impastatrice ci vorranno circa 20 minuti, se si fa a mano una mezz’oretta. Se l’impasto è ancora molto molle, aggiungerne 1 cucchiaio di farina.

Far riposare l’impasto, coperto con la pellicola, per circa tre ore (o di più se il clima è freddo) e quindi preparare delle piccole palline di circa 20/25 gr l’una e porle su una teglia foderata di carta forno. Per formare le palline io ho utilizzato un cucchiaio e ho pesato solo le prime, ma, andandoa occhio, come si vede dalle foto, le mie sono venute anche un po’ troppo grandi.

Far lievitare le palline in forno chiuso e spento per almeno 3-4 ore, fino al loro raddoppio. Cuocerle in forno caldo a 180°C per 10 minuti circa. La pasta non deve essere troppo dorata, ma deve rimanere piuttosto chiara sulla superficie.

Mentre le palline cuociono si può prepararare la bagna: unire l’acqua e lo zucchero nella casseruola e portarla a ebollizione. Far bollire circa 3 minuti. A fuoco spento, unire l’alchermes e la Strega.

Appena le palline sono cotte si fanno freddare, poi si bagnano nello sciroppo ottenuto come bagna e si passano nello zucchero. Io ho scavato ognuna delle palline con un dito, leggermente, in modo tale da riempirle con la crema pasticcera (che avevo già pronta e raffreddata) e le ho unite due a due, collocandole, poi, in un pirottino di carta per farle stare meglio assieme.

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Lo faccio con le mie mani(ne) : Brioches del mattino con pasta madre

Una volta sperimentata questa ricetta di brioches i bambini le chiedono spesso per fare colazione la mattina. Clari si è talmente appassionata a questo dolce rito che mi ha chiesto di poterle fare con le sue mani(ne). Ovviamente sono stata molto felice di accontentarla e le ha fatte davvero da sola, con il mio intervento limitato a pochissimi passaggi. Il risultato è stato questo:

La ricetta la trovate spiegata e molto ben illustrata a questo link Io mi limito a riportare gli ingredienti:

250 gr. pasta madre (io uso la pasta madre liquida)
250 gr. farina manitoba
300 gr. farina 00
60 gr. burro
200 cc latte
150 gr. zucchero
2 uova
crema al cacao o marmellata x la farcitura

Ed ecco alcune fasi di lavorazione, stendere l’impasto, farcire:

Dare la forma a cornetto e mettere a lievitare di nuovo:

 Vi assicuro che questi cornetti, che non sono quelli sfogliati del bar per i quali c’è molta più lavorazione (e che prima o poi proveremo a fare!) hanno una consistenza così morbida e fragrante che vale proprio la pena di provarli.

Fateli insieme ai vostri bambini poichè così contribuirete a tenerli lontani dalle merendine preconfezionate e soprattutto farete loro prendere confidenza con il mondo della cucina e del fare da soli. Come ebbe ad intuire Maria Montessori gli esercizi di vita pratica sono per i bambini momenti di maturazione, oltrechè per le loro capacità manuali e cognitive anche per la consapevolezza del proprio essere e per l’accrescimento della propria autostima. Compiere un lavoro, seguendo tutte le fasi ed arrivare ad un risultato, infatti, rende il bambino assai gratificato e consapevole di poter esercitare un potere vero sulle cose che lo circondano vedendo riconosciuti i propri sforzi.

“…gli esercizi di vita pratica sono una vera e propria ginnastica la cui palestra raffinante tutti i movimenti è l’ambiente in cui si vive….” Maria Montessori

Il bambino, contento, di aver realizzato qualcosa con le proprie mani, è  felice di darci una mano anche a ripulire la cucina ;-)

 

 

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La fascia per capelli intrecciata

Dopo aver proposto fasce per capelli molto molto semplici che ho fatto per la mia bambina, ho realizzato questa, che è una fascia non difficile da lavorare, ma dall’effetto originale: un intreccio di due fasce più piccole. Il color arancio è un richiamo luminoso all’estate.

Oltre allo schema dei punti all’uncinetto, metto anche un video (qui sotto), perchè con le immagini si riesce a spiegare meglio che con mille parole come si devono intrecciare le due fasce.

Si inizia lavorando due fasce che chiameremo A e B secondo lo schema qui sotto:

Ovviamente per la lunghezza ognuno valuterà a seconda della persona che dovrà indossare il prodotto finale. L’indicazione con la R sta a individuare il modulo che si ripete sempre uguale a se stesso fino ad arrivare alla lunghezza utile. Ecco le  mie fasce realizzate:

Ed ecco come si devono intrecciare: si inizia inserendo la fascia B all’interno del primo foro della fascia A:

Poi, a seguire, si sinseriscono le fasce una dentro l’altra fino ad ottenere l’intreccio completo:

Nel video qui sotto (mi scuso per la bassa qualità del video, ma ho la telecamera un po’ in crisi), si capisce meglio il procedimento:

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Ovviamente una volta finita la parte a uncinetto ho fissato alle due estremità, cucendole insieme, un pezzettino di elastico.

 

 

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Faccio con le mie mani: la Colomba con la pasta madre

Non potevo esimermi, dopo aver fatto le Schiacciate di Pasqua alla toscana, dall’utilizzare la mia pasta madre per l’immancabile Colomba. Non l’avevo mai fatta prima, ma mi ha datto un’ottima soddisfazione, tanto che il giorno dopo averle sfornate erano già sparite….una regalata, l’altra spolpata a tempo di record da noi mangioni di famiglia. Questa sotto è quella incartata per il regalo.

La ricetta che ho utilizzato è questa, dopo averne vagliate diverse trovate in rete.

Primo impasto
lievito naturale 175 gr
zucchero 125 gr
tuorli 100 gr (circa 5)
acqua 190 gr
burro 135 gr
farina Manitoba 500 gr

Secondo impasto
Il primo impasto
zucchero 125 gr
miele 10 gr
acqua 50 gr
tuorli 100 gr
farina 00 250 gr
sale 8 gr
burro 125 gr
canditi 250 gr
vaniglia 1 pizzico


Ghiaccia per la colomba
Mandorle dolci 30 gr
Armelline 15 (sono simili alle mandorle, solo piu’ amare e meno costose)
Zucchero semolato 150 gr
Albume q.b. 

La spiegazione di come farla la trovate a questo link e visto che è spiegata molto bene non credo di dover aggiungere altro se non che i tempi di lievitazione per me sono stati un po’ più lunghi, in particolare per la lievitazione del secondo impasto che (invece di 4-5 ore) per me si è allungata fino a 8.

 

Se volete provare a farla mi farà piacere se mi mandate una foto di come è venuta, perchè vorrei mettere insieme le realizzazioni di coloro che leggono questo blog.

Per finire vi segnalo altre ricette di Colomba con la pasta madre, in modo tale che possiate scegliere quella che più vi sembra di vostro gradimento. Come tutte le cose fatte con le proprie mani, davvero dà molta soddisfazione togliere dal forno questo dolce profumato e pensare di essere riusciti a realizzarlo come in pasticceria….Buona Pasqua!

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Faccio con le mie mani: le Schiacciate di Pasqua alla toscana.

Io le chiamo Scarselle, perchè fin da piccola mia nonna e mia zia, che le fanno ad ogni Pasqua, le hanno sempre chiamate così. Da molti anni volevo provare a farle, prima di tutto perchè adoro questo dolce dal gusto semplice e poi perchè, essendo entrata nel magico mondo della pasta madre, non potevo esimermi dal provare ad usarla anche per queste Schiacciate di Pasqua che si trovano al supermercato in questo periodo ma che, fatte industrialmente, hanno perso il loro sapore genuino e non si riconoscono quasi più.

Ho trovato poche ricette con pasta madre (la ricetta base l’ho trovata qui), ma ho rimesso insieme i consigli di mia nonna (immancabile!) e di mia zia e il risultato è stato più che buono. Unico neo: ho sbagliato i contenitori; invece di usare quelli da 750 gr ho usato quelli da 1 kg e le mie Scarselle ci stanno un po’ larghe…….per cui il risultato estetico non è proprio quello che volevo. Che dire!!! Le rifarò facendo tesoro dell’esperienza.

Intanto ecco come sono venute:

 Vi scrivo la ricetta e soprattutto il procedimento che non è difficile, ma che richiede un po’ di pazienza e dedizione, ripagate ampiamente dal risultato. Io ho utilizzato tutti gli ingredienti biologici (farine, uova, olio etc.).

 1100 gr di farina O

700 gr di farina di Manitoba

210 gr di lievito madre (io uso la pasta madre liquida)

90 g di acqua

12 uova

700 gr di zucchero

200 g di olio di oliva

70 gr di burro

190 ml di liquore (io ho messo due terzi di maraschino  e  un terzo di menta) a piacere

25-30 gr di anici ( a seconda del vostro gusto)

la buccia grattugiata di due arance

la buccia grattugiata di un limone

Gli ingredienti di cui sopra servono per fare 4 schiacciate da circa 750 gr l’una.

  • Pesare tutti gli ingredienti, tranne il burro e prepararli tutti su un tavolo, a portata di mano, per la lavorazione. In particolare mescolare i due tipi di farina in una ciotola in modo che la Manitoba sia ben miscelata con la farina  tipo O. Per i punti successivi si attingeranno gli ingredienti dai contenitori relativi che abbiamo già pesato, avendo cura di inserire prima gli ingredienti liquidi e solo dopo quelli solidi, come lo zucchero e la farina.
  • A sera ho preparato una biga con i 210 gr di lievito madre sciolti nei 90 gr di acqua appena intiepidita e aggiungendovi 200 gr di farina (presa dal contenitore che contiene la miscela delle due farine) lasciando lievitare  coperto da uno straccio ( bagnato e ben strizzato) tutta la notte
  • Al mattino aggiungere alla biga della sera precedente 1 uovo, 1 cucchiaio di zucchero , 1 cucchiaio di liquore e la quantità di farina che servirà a rendere omogeneo ed elastico l’impasto. Lasciare lievitare questo impasto per circa 6 ore a temperatura ambiente sempre coperto con il canovaccio bagnato e ben strizzato.
  • Dopo le 6 ore aggiungere all’impasto 3 uova, 3 cucchiai di zucchero, 3 cucchiai di liquore e la farina necessaria a renderlo omogeneo ed elastico. Lasciare lievitare l’impasto fino alla sera.
  • Aggiungere all’impasto, giunti a sera, 5 uova, 5 cucchiai di zucchero, 5 cucchiai di olio, 5 cucchiai di liquore e la farina necessaria a renderlo omogeneo. Lasciare lievitare tutta la notte. Io prima di affrontare la nottata ho diviso l’impasto in due capienti insalatiere perchè il suo volume raddoppierà e dovrà avere lo spazio per espandersi; conviene non rischiare che esca dal contenitore.Ho messo, inoltre, gli anici a bagno nel liquore rimasto.
  • Al mattino ho aggiunto tutti gli ingredienti rimasti, partendo da quelli liquidi, compresi i 70 gr di burro che avevo precedentemente reso liquido sciogliendolo (a bagno maria) e ho lavorato il tutto fino ad ottenere una miscela omogenea ed elastica. L’ho pesata e divisa in 4 parti uguali che ho distrubuito nei contenitori appositi di cartone (ma si possono usare anche piccole pentole di smalto, come ha sempre fatto mia nonna, che le ungeva bene di burro). E’ importante che i contenitori, una volta posizionato dentro l’impasto non vengano più mossi per cui conviene collocarli direttamente sulla teglia o sulla griglia del forno che servirà per la cottura. Lasciarli, dunque, lievitare tutto il giorno.
  • A sera spennellare delicatamente la superficie dei quattro impasti ormai lievitati con un uovo sbattuto e collocarli in forno caldo a 180°C. Dovranno cuocere circa mezz’ora.
  • Fatte raffreddare le Scarselle si conservano dentro a bustine di nylon ben chiuse.

 

 

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