Faccio con le mie mani: la torta Danubio

In CategoryAntichi mestieri, Faccio con le mie mani
ByIre

Già da un po’ di tempo volevo pubblicare questa ricetta perchè, tra le cose che ho realizzato con la mia Pasta Madre, è una di quelle che danno più soddisfazione e che considero più versatili.

La ricetta che riporto sotto è un mix di più ricette che ho trovato in rete (di cui quella principale la trovate qui) che ho trasformato per usare la mia PM liquida e per ottenere un risultato più morbido.

In effetti la caratteristica principale di questa torta, che può essere sia salata che dolce, è la fantastica morbidezza dell’impasto. Le palline sono così soffici da stupire il palato di chi l’assaggia ;-) Provate, è davvero così!

Ingredienti:

475 di farina ( si può usare farina bianca O, ma anche semintegrale)

150g di pasta madre liquida (se volete usare pm solida o lievito di birra vedete le indicazioni alla fine della ricetta)

100 g di burro,

175 di latte,

1 uovo intero, 2 tuorli,

8 g di sale,

1 cucchiaino di zucchero di canna

Per farcire usate la vostra fantasia: emmenthal, prosciutto cotto, pancetta e taleggio, mix di verdure passate in padella.

Intiepidire il latte e versarlo in una ciotola, aggiungere la farina, le uova e il burro ammorbidito. Mettere in una ciotola piccola la pasta madre con il cucchiaino di zucchero e mescolare bene.  Aggiungere il lievito all’impasto, lavorare  per 10 minuti buoni. Poi aggiungere il sale e  lavorare altri 10 minuti l’impasto. Il risultato deve essere una pasta bella liscia.
Mettere l’impasto in una ciotola coperto con un panno bagnato e lasciar lievitare finchè non aumenta di tre volte di volume ( io l’ho lasciato tutta la notte).
Prendere l’impasto e dividerlo in palline (direi che la pezzatura ideale è di circa 50 g a pallina), spianarle una ad una e farcirle a piacere.

Chiudere come un fagottino e posarle con la chiusura verso il basso. Posizionare le singole palline in una teglia ben distanziate.

Lasciar lievitare fino a che non raddoppiano di volume (dipende molto dalla temperatura esterna, ma non sarà meno di 4-6 ore).

Una volta lievitate

spennellate con tuorlo d’uovo e latte e infornate a 180°C per circa 30 minuti.

Otterrete questo risultato. Come vedete è assai versatile: si può usare una teglia da forno rettangolare o una tortiera rotonda e si può guarnire con semi, olive o ciò che vi detta la fantasia.

Per la versione dolce basta non aggiungere sale all’impasto e farcire con creme, marmellate o ciò che più vi piace.

Qui sotto metto i link ad una utile applicazione (ovviamente gratuita!) che, conoscendo una ricetta, permette di convertire nei vari tipi di lievito a seconda di quale si vuole usare. Oltre alle quantità di lievito dà anche le modifiche alla ricetta in quantità di farina e di liquidi che è necessario apportare se si sceglie un tipo i lievito anzichè un altro.

 Conversione tra lievito madre liquido (LICOLI) e lievito madre solido e viceversa

http://pastamadre.altervista.org/index.php?page=conversione_pastamadre

 Conversione tra lievito di birra e lievito madre e viceversa

http://pastamadre.altervista.org/?page=conversione_lievito_di_birra_pasta_madre

Buon appettito con la torta Danubio!! Io corro a postare questo articolo sul gruppo Comunità Pasta Madre per le mie compagne d’avventura con la PM.

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Antichi mestieri: la cardatura della lana

In CategoryAntichi mestieri
ByIre

Tutto è iniziato quando ho incontrato Giovanna. Giovanna è speciale, e anche la sua storia è del tutto particolare: lei ha trovato ospitalità a casa della mia amica Silvia qualche anno fa, quando aveva bisogno di cure ed è poi rimasta a far parte del piccolo zoo del podere. Giovanna è una pecora, una pecora che vive nel recinto attorno casa ed è diventata un animale quasi domestico.

La mia smania per l’uncinetto e per gli antichi mestieri mi hanno reso Giovanna subito simpatica ed interessante. Silvia, poi, ha avuto la (s)ventura di assecondare questo mio interesse e ci siamo trovate, in una bella mattina di maggio, ad utilizzare un suo giorno libero dal lavoro per sederci al sole, coi bambini attorno, a cardare la lana di Giovanna.

Un amico sardo di Silvia aveva già provveduto a tosare la pecorella e la lana era stata,poi, lavata bene un paio di volte e raccolta in un bel cestone, pronta per noi. Silvia ha tirato fuori il suo cardatore che aveva recuperato tempo fa presso una bottega d’anitichità e che aveva fatto restaurare, sperando, prima o poi, di utilizzarlo.

E’ inziata, così, la cardatura………

Un po’ di lana alla volta viene messa tra i grossi aghi e, oscillando il basculante, viene stirata ben bene. L’operazione richiede una discreta forza, che permette al fiocco di essere ben teso e ripulito anche dalle impurità (ancora presenti nonostante il doppio lavaggio).

 

L’operazione di cardatura richiede tempo e pazienza e, come tanti degli antichi mestieri di campagna, è assai meditativo. Ti metti lì, prendi un po’ di lana, la tiri, oscilli il basculante, ripeti e ripeti gli stessi movimenti ……

Alla fine da un fiocco denso e compatto che lascia nelle mani, a strofinarlo, una sensazione di untuosità (è la lanolina, sostanza naturalmente contenuta nel vello delle pecore), si ottiene un fiocco pulito, leggero e morbidissimo.

 

La cardatura prevede più di un passaggio della lana, perchè ogni volta che lo si ripassa, regolando il cardatore con gli aghi superiori ed inferiori sempre più vicini,  il fiocco diventa più morbido. Ovviamente una attività del genere non poteva non affascinare i bambini e anche loro hanno voluto provare la cardatura, dedicando una buona mezz’ora a basculare gli aghi e ammirando il monte di fiocchi che via via cresceva. Il massimo, poi, è stato infilare le mani nella lana candida e morbida ottenuta.

Il fascino della cardatura, comunque, non è stato avvertito solo dai bambini: per me è stato bellissimo vedere compiere da Silvia antichi gesti che non si vedono più, immedesimarmi nel vecchio mondo che riusciva a toccare con le mani  l’origine delle proprie cose. Dalla pecora al maglione, con tutti i lunghi passaggi che questo comportava.

A futura memoria, sperando che  bimbi e adulti riescano a vederlo e a capire bene come funzionava la cardatura, ho deciso di mettere anche il video, che concretizza, per me, i racconti di mia nonna.

YouTube Preview Image

E questa magia voglio che continui……..la lana appena cardata adesso ho intenzione di portarla proprio a mia nonna, che qualche mese fa mi disse “Sai che, dopo tanti anni, avrei voglia di riprovare a filare…..”. Un altro degli antichi mestieri di campagna di una volta: la filatura. Sarà, di sicuro, oggetto di uno dei prossimi post.

Il ciclo della lana, da Giovanna all’uncinetto prosegue.

A margine: ringrazio tanto Silvia per avermi regalato una bella magia del passato!!

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L’uncinetto di molti… molti anni fa.

In CategoryAntichi mestieri, Uncinetto, Uncinetto schemi gratuiti
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Visto il mio interesse, oltre che per l’uncinetto, anche per gli antichi mestieri,  non potevo non fare una ricerca in rete di schemi all’uncinetto che riguardasse epoche passate. In realtà ce ne sono molti, alcuni gratuiti, altri a pagamento, ma tutti riportati su affascinanti carte sbiadite o ingiallite.

Se vi va fatevi un tuffo indietro nel tempo, chissà che non troviate l’ispirazione per i vostri lavori contemporanei.

Ecco quello che ho trovato:

Un catalogo completo di riviste che iniziano dal 1860 per coprire i primi decenni del 1900. Un progetto bellissimo che permette di scaricare in pdf le riviste con licenza Creative Commons e di vedere gli schemi che le donne utilizzavano in quegli anni.

Antique Pattern Library

 

Centinaia di schemi e progetti gratuiti a uncinetto a maglia e con altre tecniche, suddivisi per tematiche: Vintage Crafts

Un sito che è una vera e propria galleria di schemi e progetti gratuiti con suggestive immagini  in bianco e nero d’epoca. Anche qui gli schemi sono suddivisi per tematica e sono facili da trovare.

Antique Crochet patterns

 

  Raccoglie una serie di riviste in lingua inglese che sono state scannerizzate e catalogate. Ricco di immagini dei primi del ’900.

Antique Crochet

 

Schemi di fiori, gioielli, cappelli d’epoca.

Free vintage crochet

 

Non vi resta che mettervi lì con pazienza e cercare tra le opere realizzate negli anni, uno spunto per i vostri lavori all’uncinetto.

 

 

 

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Faccio con le mie mani: le pesche dolci con pasta madre

In CategoryAntichi mestieri, Faccio con le mie mani, Pasta Madre
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Una prelibatezza che fin da piccola ho visto mangiare con molta soddisfazione, in particolare, da mia mamma. Le faceva molto bene la mamma di un mio amico, ma noi non avevamo mai provato a farle in casa. E adesso, con la mia meravigliosa pasta madre, come potevo non provare anche io?

Ho cercato in rete e ho trovato questa ricetta, che però utilizza il lievito di birra, per cui l’ho modificata e “convertita” per utilizzare la mia pasta madre liquida. Ovviamente cambiano le quantità e soprattutto i tempi di lievitazione. Chi usa la pasta madre ha più pazienza….

Ingredienti per la pasta :

Farina manitoba 350g

zucchero 45g

lievito madre liquido (rinfrescato la sera prima) 160 g

uova intere 4

burro 75g

sale 3g

latte 50g

Sciroppo per bagnare le pesche:

zucchero gr 160

acqua gr 105

alchermes gr 60

1 cucchiaio di liquore Strega

Crema pasticcera (io uso la ricetta dell’ Artusi)

500 ml di latte intero

4 tuorli

40 g di amido di mais (o 50 g di farina)

85 g di zucchero

odore di vaniglia

buccia di limone intera da togliere appena cotta la crema

Preparazione della pasta :

Sciogliere il lievito madre nel latte tiepido ed impastare unendo a poco a poco le uova, una alla volta alternandole alla farina, quindi tutti gli altri ingredienti. Aggiungere in ultimo il burro, dopo aver lavorato bene gli altri ingredienti e, non appena assorbito, due cucchiai di farina che avevate lasciato da parte. Lavorare l’impasto ottenuto a lungo finchè non si incorda: dovrà essere liscio, lucido ed elastico. Con l’impastatrice ci vorranno circa 20 minuti, se si fa a mano una mezz’oretta. Se l’impasto è ancora molto molle, aggiungerne 1 cucchiaio di farina.

Far riposare l’impasto, coperto con la pellicola, per circa tre ore (o di più se il clima è freddo) e quindi preparare delle piccole palline di circa 20/25 gr l’una e porle su una teglia foderata di carta forno. Per formare le palline io ho utilizzato un cucchiaio e ho pesato solo le prime, ma, andandoa occhio, come si vede dalle foto, le mie sono venute anche un po’ troppo grandi.

Far lievitare le palline in forno chiuso e spento per almeno 3-4 ore, fino al loro raddoppio. Cuocerle in forno caldo a 180°C per 10 minuti circa. La pasta non deve essere troppo dorata, ma deve rimanere piuttosto chiara sulla superficie.

Mentre le palline cuociono si può prepararare la bagna: unire l’acqua e lo zucchero nella casseruola e portarla a ebollizione. Far bollire circa 3 minuti. A fuoco spento, unire l’alchermes e la Strega.

Appena le palline sono cotte si fanno freddare, poi si bagnano nello sciroppo ottenuto come bagna e si passano nello zucchero. Io ho scavato ognuna delle palline con un dito, leggermente, in modo tale da riempirle con la crema pasticcera (che avevo già pronta e raffreddata) e le ho unite due a due, collocandole, poi, in un pirottino di carta per farle stare meglio assieme.

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Lo faccio con le mie mani(ne) : Brioches del mattino con pasta madre

In CategoryAntichi mestieri, Attività con bambini, Faccio con le mie mani, Pasta Madre
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Una volta sperimentata questa ricetta di brioches i bambini le chiedono spesso per fare colazione la mattina. Clari si è talmente appassionata a questo dolce rito che mi ha chiesto di poterle fare con le sue mani(ne). Ovviamente sono stata molto felice di accontentarla e le ha fatte davvero da sola, con il mio intervento limitato a pochissimi passaggi. Il risultato è stato questo:

La ricetta la trovate spiegata e molto ben illustrata a questo link Io mi limito a riportare gli ingredienti:

250 gr. pasta madre (io uso la pasta madre liquida)
250 gr. farina manitoba
300 gr. farina 00
60 gr. burro
200 cc latte
150 gr. zucchero
2 uova
crema al cacao o marmellata x la farcitura

Ed ecco alcune fasi di lavorazione, stendere l’impasto, farcire:

Dare la forma a cornetto e mettere a lievitare di nuovo:

 Vi assicuro che questi cornetti, che non sono quelli sfogliati del bar per i quali c’è molta più lavorazione (e che prima o poi proveremo a fare!) hanno una consistenza così morbida e fragrante che vale proprio la pena di provarli.

Fateli insieme ai vostri bambini poichè così contribuirete a tenerli lontani dalle merendine preconfezionate e soprattutto farete loro prendere confidenza con il mondo della cucina e del fare da soli. Come ebbe ad intuire Maria Montessori gli esercizi di vita pratica sono per i bambini momenti di maturazione, oltrechè per le loro capacità manuali e cognitive anche per la consapevolezza del proprio essere e per l’accrescimento della propria autostima. Compiere un lavoro, seguendo tutte le fasi ed arrivare ad un risultato, infatti, rende il bambino assai gratificato e consapevole di poter esercitare un potere vero sulle cose che lo circondano vedendo riconosciuti i propri sforzi.

“…gli esercizi di vita pratica sono una vera e propria ginnastica la cui palestra raffinante tutti i movimenti è l’ambiente in cui si vive….” Maria Montessori

Il bambino, contento, di aver realizzato qualcosa con le proprie mani, è  felice di darci una mano anche a ripulire la cucina ;-)

 

 

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Faccio con le mie mani: la Colomba con la pasta madre

In CategoryAntichi mestieri, Faccio con le mie mani, Pasta Madre
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Non potevo esimermi, dopo aver fatto le Schiacciate di Pasqua alla toscana, dall’utilizzare la mia pasta madre per l’immancabile Colomba. Non l’avevo mai fatta prima, ma mi ha datto un’ottima soddisfazione, tanto che il giorno dopo averle sfornate erano già sparite….una regalata, l’altra spolpata a tempo di record da noi mangioni di famiglia. Questa sotto è quella incartata per il regalo.

La ricetta che ho utilizzato è questa, dopo averne vagliate diverse trovate in rete.

Primo impasto
lievito naturale 175 gr
zucchero 125 gr
tuorli 100 gr (circa 5)
acqua 190 gr
burro 135 gr
farina Manitoba 500 gr

Secondo impasto
Il primo impasto
zucchero 125 gr
miele 10 gr
acqua 50 gr
tuorli 100 gr
farina 00 250 gr
sale 8 gr
burro 125 gr
canditi 250 gr
vaniglia 1 pizzico


Ghiaccia per la colomba
Mandorle dolci 30 gr
Armelline 15 (sono simili alle mandorle, solo piu’ amare e meno costose)
Zucchero semolato 150 gr
Albume q.b. 

La spiegazione di come farla la trovate a questo link e visto che è spiegata molto bene non credo di dover aggiungere altro se non che i tempi di lievitazione per me sono stati un po’ più lunghi, in particolare per la lievitazione del secondo impasto che (invece di 4-5 ore) per me si è allungata fino a 8.

 

Se volete provare a farla mi farà piacere se mi mandate una foto di come è venuta, perchè vorrei mettere insieme le realizzazioni di coloro che leggono questo blog.

Per finire vi segnalo altre ricette di Colomba con la pasta madre, in modo tale che possiate scegliere quella che più vi sembra di vostro gradimento. Come tutte le cose fatte con le proprie mani, davvero dà molta soddisfazione togliere dal forno questo dolce profumato e pensare di essere riusciti a realizzarlo come in pasticceria….Buona Pasqua!

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Faccio con le mie mani: le Schiacciate di Pasqua alla toscana.

In CategoryAntichi mestieri, Faccio con le mie mani, Pasta Madre
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Io le chiamo Scarselle, perchè fin da piccola mia nonna e mia zia, che le fanno ad ogni Pasqua, le hanno sempre chiamate così. Da molti anni volevo provare a farle, prima di tutto perchè adoro questo dolce dal gusto semplice e poi perchè, essendo entrata nel magico mondo della pasta madre, non potevo esimermi dal provare ad usarla anche per queste Schiacciate di Pasqua che si trovano al supermercato in questo periodo ma che, fatte industrialmente, hanno perso il loro sapore genuino e non si riconoscono quasi più.

Ho trovato poche ricette con pasta madre (la ricetta base l’ho trovata qui), ma ho rimesso insieme i consigli di mia nonna (immancabile!) e di mia zia e il risultato è stato più che buono. Unico neo: ho sbagliato i contenitori; invece di usare quelli da 750 gr ho usato quelli da 1 kg e le mie Scarselle ci stanno un po’ larghe…….per cui il risultato estetico non è proprio quello che volevo. Che dire!!! Le rifarò facendo tesoro dell’esperienza.

Intanto ecco come sono venute:

 Vi scrivo la ricetta e soprattutto il procedimento che non è difficile, ma che richiede un po’ di pazienza e dedizione, ripagate ampiamente dal risultato. Io ho utilizzato tutti gli ingredienti biologici (farine, uova, olio etc.).

 1100 gr di farina O

700 gr di farina di Manitoba

210 gr di lievito madre (io uso la pasta madre liquida)

90 g di acqua

12 uova

700 gr di zucchero

200 g di olio di oliva

70 gr di burro

190 ml di liquore (io ho messo due terzi di maraschino  e  un terzo di menta) a piacere

25-30 gr di anici ( a seconda del vostro gusto)

la buccia grattugiata di due arance

la buccia grattugiata di un limone

Gli ingredienti di cui sopra servono per fare 4 schiacciate da circa 750 gr l’una.

  • Pesare tutti gli ingredienti, tranne il burro e prepararli tutti su un tavolo, a portata di mano, per la lavorazione. In particolare mescolare i due tipi di farina in una ciotola in modo che la Manitoba sia ben miscelata con la farina  tipo O. Per i punti successivi si attingeranno gli ingredienti dai contenitori relativi che abbiamo già pesato, avendo cura di inserire prima gli ingredienti liquidi e solo dopo quelli solidi, come lo zucchero e la farina.
  • A sera ho preparato una biga con i 210 gr di lievito madre sciolti nei 90 gr di acqua appena intiepidita e aggiungendovi 200 gr di farina (presa dal contenitore che contiene la miscela delle due farine) lasciando lievitare  coperto da uno straccio ( bagnato e ben strizzato) tutta la notte
  • Al mattino aggiungere alla biga della sera precedente 1 uovo, 1 cucchiaio di zucchero , 1 cucchiaio di liquore e la quantità di farina che servirà a rendere omogeneo ed elastico l’impasto. Lasciare lievitare questo impasto per circa 6 ore a temperatura ambiente sempre coperto con il canovaccio bagnato e ben strizzato.
  • Dopo le 6 ore aggiungere all’impasto 3 uova, 3 cucchiai di zucchero, 3 cucchiai di liquore e la farina necessaria a renderlo omogeneo ed elastico. Lasciare lievitare l’impasto fino alla sera.
  • Aggiungere all’impasto, giunti a sera, 5 uova, 5 cucchiai di zucchero, 5 cucchiai di olio, 5 cucchiai di liquore e la farina necessaria a renderlo omogeneo. Lasciare lievitare tutta la notte. Io prima di affrontare la nottata ho diviso l’impasto in due capienti insalatiere perchè il suo volume raddoppierà e dovrà avere lo spazio per espandersi; conviene non rischiare che esca dal contenitore.Ho messo, inoltre, gli anici a bagno nel liquore rimasto.
  • Al mattino ho aggiunto tutti gli ingredienti rimasti, partendo da quelli liquidi, compresi i 70 gr di burro che avevo precedentemente reso liquido sciogliendolo (a bagno maria) e ho lavorato il tutto fino ad ottenere una miscela omogenea ed elastica. L’ho pesata e divisa in 4 parti uguali che ho distrubuito nei contenitori appositi di cartone (ma si possono usare anche piccole pentole di smalto, come ha sempre fatto mia nonna, che le ungeva bene di burro). E’ importante che i contenitori, una volta posizionato dentro l’impasto non vengano più mossi per cui conviene collocarli direttamente sulla teglia o sulla griglia del forno che servirà per la cottura. Lasciarli, dunque, lievitare tutto il giorno.
  • A sera spennellare delicatamente la superficie dei quattro impasti ormai lievitati con un uovo sbattuto e collocarli in forno caldo a 180°C. Dovranno cuocere circa mezz’ora.
  • Fatte raffreddare le Scarselle si conservano dentro a bustine di nylon ben chiuse.

 

 

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Faccio con le mie mani.

In CategoryAntichi mestieri, Faccio con le mie mani, Pasta Madre
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Ecco che oggi inauguro una nuova rubrica all’interno della sezione degli antichi mestieri:

“Faccio con le mie mani”

Questa rubrica è stata ispirata (perchè non dirlo chiaramente ?) da alcuni post del sito Piacerediconoscerti che molto amo. Loro hanno una rubrica che si chiama “Non compro più confezionato” e io ho trovato questa definizione molto molto bella e rispondente ad un modo di vivere che condivido pienamente. Loro fanno in casa gelato, crackers, lecca lecca e tutta una serie di prodotti che è uso comune acquistare già confezionati. Chi ha bambini, come me, capisce cosa significa poter mettere nello zaino dei propri figli qualcosa fatto in casa invece che merendine piene di coloranti conservanti e aromi sintetici. Io ho  provato ad abituare i miei bimbi fin da piccoli a mangiare meno possibile aggeggi imbustati e colorati e non è impresa facile…… Provare a produrre in casa, magari facendosi aiutare dai piccoli, ciò che loro trovano goloso (caramelle, biscotti etc.) è un buon modo per condurli in modo soft e naturale verso un’ alimentazione più sana e verso un modo di vivere meno vicino al “consuma, acquista, consuma” senza badare alla qualità.

A ciò si aggiunge anche la filosofia di fondo che ispira questo sito fin dall’inizio e che mi ha spinta a scrivere le pagine degli Antichi Mestieri ovvero la necessità che sento di tornare all’autoproduzione, di tramandare i saperi dei nonni che in casa facevano quasi tutto, di svincolarmi dalle leggi del “consuma di più e ti sentirai meglio”. Voglio, invece, cercare di produrrre sempre di più in casa, imparare da chi sa fare da sè. La soddisfazione che ho scoperto nel fare il pane, i dolci, nel riprendere in mano la mia antica passione per l’uncinetto, ha riempito il vuoto che c’era nel mio mondo lavorativo di carta e burocrazia fine a se stesse.

Voglio imparare e poi insegnare ai miei figli a fare con le loro piccole manine.

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Antichi mestieri. Per chi vuole mettere le mani in pasta.

In CategoryAntichi mestieri, Faccio con le mie mani, Pasta Madre
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Dopo il post sul senso di fare il pane in casa mi sono arrivate tante richieste da parte di persone che vorrebbero provare. Alcuni mi hanno chiesto come si usa la pasta madre, altri i tempi di lievitazione e di cottura, altri le ricette. Insomma, ho deciso di mettere nero su bianco il procedimento che uso io per fare il mio pane e di condividerlo qui sul blog. Lungi dall’essere esaustivo di un argomento così complesso come la panificazione, il mio piccolo tutorial vuole solo essere un incentivo a provare per tutti coloro che sono curiosi: uno sprone a mettere “le mani in pasta”.

Anche se sembra assai complicato e lungo, il procedimento si rivela, poi, con l’abitudine, molto naturale. Per me è diventato un rito così piacevole da non poterci più rinunciare ed il privilegio di gustare un pane casalingo ripaga di tutti i piccoli sacrifici. Inoltre vorrei sgomberare il campo da uno dei luoghi comuni più diffusi: può permettersi di fare il pane a casa solo chi non lavora. Io lavoro e la mattina esco di casa molto presto, ma ciò non toglie che, organizzandomi bene, non riesca a dedicarmi ai miei impasti. Anzi, il fatto che mi debba alzare presto per andare a lavoro spesso si concilia con l’impegno per il pane che, se impastato troppo tardi passerebbe di lievitazione. E’ ovvio che ognuno, poi, può regolare i tempi di lavorazione e lievitazione secondo i propri ritmi.

Questi sono due dei mie recenti risultati.

pane fatto in casa

Dunque condivido il tutorial, che si compone di due paginette in pdf da scaricare (ovviamente gratis).

Rimando, inoltre, per ulteriori e necessari approfondimenti ad una sito cui sono molto affezionata e da cui ho ripreso molte ricette golose: la Comunità del cibo Pasta Madre, dove’è anche la mappa degli “spacciatori” di pasta madre: chissà che non ne troviate uno proprio vicino a casa vostra.

Altri due  siti  in cui si parla di pasta madre, di rinfreschi e altro e in cui potrete trovare spunti interessanti sono quello di Daria e quello di Tiz, due amiche di viaggio nel magico mondo della panificazione.

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Antichi mestieri. Il senso di fare il pane in casa oggi

In CategoryAntichi mestieri
ByIre

Quando capita di assaggiare un pane ben fatto

è inevitabile soffermarsi sul suo profumo,

è piacevole immaginare i gesti ancestrali che lo hanno prodotto,

è bello pensare al fuoco che lo ha cotto,

bisognerebbe ricordarsi che c’è stato un contadino che ha scelto la varietà del grano,

e sarebbe utile capire come lavora un mulino a pietra.

 

Un pane ben fatto è un miracolo di armonia,

il risultato che pochi equilibristi sanno realizzare,

una poesia di cui tutti vorremmo nutrirci. (*)

 “Professoressa, ma che ha fatto alle mani?”            Ooopss.

Guardo le mie mani sul foglio da disegno di Virginia: sui bordi delle unghie si vede una sostanza biancastra che è rimasta lì nonostante abbia lavato abbondantemente le mie dita. “Scusate, ragazzi, stamani, prima di venire a scuola ho fatto il pane!”. “Il paneeeeeeeee?? Ma prof., il pane in casa non lo fa più nessuno!!!”.

E invece no.

Ho spiegato ai ragazzi che, anche se non è certo la maggioranza, sempre più persone hanno ricominciato a fare il pane in casa, come facevano i nonni. Non è banale spiegare il perchè. Non è banale spiegarlo a ragazzi che lo hanno sempre visto acquistare al supermercato.

Da quando ho iniziato a fare il pane in casa spesso rifletto su cosa significhi per me questo gesto: per me è come fare una seduta di Yoga. Quella mezz’ora in cui, come un alchimista, peso, mescolo, giro, scelgo tra le varie farine mi dà la possibilità di pensare…..di pensare con la calma che di solito non riesco ad applicare nella maggior parte della giornata. Impasto il mio pane quasi sempre la mattina prestissimo, quando in casa c’è silenzio e tutti dormono e mi ritaglio questo momento di pace, di profondi pensieri indisturbati. Le mani che impastano, che creano, mi consentono un contatto con me stessa e mi danno quella soddisfazione di realizzare qualcosa di concreto che così tanto mi manca nel mio vero lavoro (durante il quale, spesso, produco solo fogli di carta e numeri). Inizio la giornata meglio.

Inoltre il pensiero che il mio pane se ne sta lì a lievitare, a casa, mentre io vado a lavoro mi dà un piacevole senso di sicurezza per tutta la giornata. So che devo tornare a finire il lavoro, a cuocerlo, perchè ciò che ho iniziato a creare la mattina trovi compimento.

Vedere le fette in mano ai bambini mi dà, poi, la soddisfazione completa di nutrirli io, proprio io, con cose fatte da me, non solo con le mani, ma anche con un po’ di quei pensieri che ci ho messo dentro mentre impastavo.

Una cosa buffa è lo sguardo di mia nonna, quando le porto il mio pane fatto in casa: mi guarda con una certa compassione. Lei lo ha dovuto fare tutta la vita, con molto sacrificio perchè doveva macinare la farina, andare a prendere l’acqua, accendersi il forno e credo non capisca fino in fondo cosa significa per la mia generazione provare a fare le cose che loro facevano quotidianamente per ritrocare il valore dell’artigianato e dell’indipendenza dai prodotti industriali. Per lei, nata negli anni ’20, l’emancipazione era non avere l’obbligo di faticare così tanto per mangiare; per me, nata negli anni ’70 maturare ed emanciparmi significa rendermi indipendente da un mercato di prodotti inutili e dalla pubblicità, ritornare all’essenziale, capire di essere in grado, da me, di creare qualcosa di concreto.

Le capacità manuali, quelle che vorrei valorizzare anche nei miei bambini (visto che sono così trascurate dalla scuola), devono essere di nuovo prese in considerazione come un mezzo per arrivare all’interiorità. Con l’inculcarci il ruolo di consumatore passivo ci hanno un po’ “rubato” la sicurezza nelle nostre abilità e ci hanno reso del tutto dipendenti (anche mentalmente) dai prodotti del mercato e dalle marche.

Fare il pane presuppone un allenamento alla manualità e un riavvicinamanto a gesti ancentrali, che, contemporanenamente, arricchiscono il corpo, la mente e la spiritualità.

Ho chiesto ad alcuni amici che fanno il pane di darmi la loro testimonianza su cosa significhi per loro questa attività e nel prossimo post riporterò le loro parole.

(*) Queste belle parole le ho riprese dal biglietto di auguri che mi ha inviato un amico per Natale. Grazie, Mario Apicella.

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